Storia

TESTIMONE DI CULTURA

All’inizio del Novecento l’Italia era percorsa da vivaci fermenti culturali alimentati dalle trasgressive e provocatorie proposte del Futurismo di Marinetti, dal diffondersi del movimento europeo del Liberty, dalla nascita di riviste letterarie quali "La Critica" di Benedetto Croce, "La voce" di Prezzolini e "Lacerba" di Soffici e Papini. Anche a Parma due intellettuali di vastissima cultura e molteplici interessi, il professor Glauco Lombardi e l’avvocato civilista Giuseppe Melli, hanno dato vita ad una rivista quadrimestrale "di storia, letteratura e arte" intitolata Aurea Parma, il glorioso motto che spicca sul gonfalone comunale. Era il 21 luglio del 1912 quando è uscito il primo numero della rivista stampata dall’Unione Tipografica Parmense. Lombardi, storico dell’arte, da vari anni stava approfondendo le ricerche sulla storia degli edifici ducali parmensi e le loro vicende, comprese le varie spogliazioni, soprattutto quella dei Savoia. Nella presentazione della rivista i due fondatori scrivono: "Il concetto che guiderà la modesta opera nostra è nel motto che abbiamo voluto impresso in fronte a questa Rivista, il motto che da secoli Parma porta fieramente sul suo stemma a ricordare la gloriosa storia civile e artistica, dal tempo in cui lo stendardo della libertà comunale sventolava sul Civico Palazzo fino al tempo in cui per tutte le fibre del popolo nostro, nell’effluvio di mirabile primavera, rifiorì l’entusiasmo per la nuovissima libertà, a ricordare – in tanto diffuso splendore di virtù collettive - le mirabili esplicazioni delle forze individuali nel campo dell’arte e della scienza". Nella presentazione vengono anche indicati con chiarezza i fini della rivista: "Studiare lo svolgimento della vita di Parma nei diversi momenti storici; combattere in tutte le forme nelle quali si presenti l’incuria per le nostre glorie artistiche; affermare gli incontestabili diritti di Parma alle rivendicazioni dei preziosi documenti di arte e di storia che le furono rapiti; difendere le tradizioni del patriottismo parmense non tollerandone il disconoscimento; concorrere a ravvivare l’attività cittadina dell’arte; fare sì infine che Parma partecipi con rinnovato entusiasmo a quella rifioritura d’amore per le nobili manifestazioni del passato e per le luminose conquiste del progresso intellettuale, che unisce le città italiane e le spinge a magnifici ardimenti". Al di là del linguaggio retorico tipico di quel tempo, c’è da registrare il forte impegno civile nel volere recuperare le preziose opere d’arte, gli splendidi oggetti artigianali e gli importanti documenti d’archivio che erano stati tolti alla città (e in gran parte ancora sparsi per l’Italia) e nell’indicare gli scopi della rivista, individuati negli studi storici, nel ravvivare l’amore e la conoscenza delle proprie tradizioni culturali, fini che sono rimasti immutati fino ad oggi; così come dal 1913, secondo anno di pubblicazione, è rimasta costante la scelta grafica di corredare le pagine iniziali di ogni saggio, e talvolta quelle finali, con fregi, stemmi. cornici, intrecci di ghirlande con elementi architettonici classici, tratti dai repertori di Ennemondo Petitot, Benigno Bossi ed Evangelista Ferrari e usati dal principe dei tipografi Giambattista Bodoni per arricchire graficamente le proprie pubblicazioni. E già la copertina del 1913 si fregia del disegno creato dal Petitot per il frontespizio della "Raccolta de’ Rami incisi in varie occasioni dalla Regia Ducale Corte di Parma". Le copertine, però, a differenza della grafica interna, sono mutate nel tempo: quella attuale risale al 1951 ed è tratta da un’incisione del bolognese Giacomo Giovannini rappresentante il ritratto del duca Francesco Farnese posto in un vasto ambiente architettonico e circondato da personaggi allegorici tra cui una donna col cimiero seduta e con la scritta "Aurea Parma"; ed è questa figura femminile che campeggia nella copertina. La linea editoriale è rimasta coerente all’impostazione iniziale sia nelle tematiche trattate sia nella scelta qualificata dei collaboratori. Gli anni anagrafici della rivista non corrispondono a quelli editoriali poiché non è uscita nel 1914 e tra il 1916 e il ’19 ossia negli anni della prima guerra mondiale mentre durante la seconda ha continuato le pubblicazioni anche se con un solo numero nel 1944. Un percorso lungo e affascinante in quanto riflette la storia della vita culturale parmigiana con i suoi più prestigiosi protagonisti e gli eventi, le tematiche, le novità che l’hanno caratterizzata insieme ai saggi di illustri studiosi. Basta ripercorrerne la storia. Nel 1915 un intero numero viene dedicato ai caduti in guerra, ai feriti, agli ospedali militari e Bruno Barilli scrive l’Inno di guerra. Ma il conflitto fa arrestare la pubblicazione della rivista che riprende nel 1920. La direzione è sempre di Glauco Lombardi e Giuseppe Melli che vengono affiancati da alcuni giovani intellettuali che si chiamano Arnaldo Barilli, Jacopo Bocchialini, Antonio Boselli, Ildebrando Cocconi e Francesca Morabito, autrice di toccanti poesie intimistiche e contemporanea di quella misteriosa Eva, pseudonimo di una vivace poetessa rimasta a lungo sconosciuta fino a quando Andrea Briganti l’ha identificata nella bolognese Lucia Emery. Nell’articolo di fondo Giuseppe Melli scrive: "Aurea Parma è risorta. E vivrà. Per l’amore dei cuori devoti e ardenti, e per l’amore a te, Parma, piccola patria nostra". Nel fascicolo seguente vengono pubblicati versi e pagine musicali dell’opera Debora e Jaele di Ildebrando Pizzetti e poesie di Arnaldo Barilli, Jacopo Bocchialini e Ildebrando Coccapani con xilografie di Pietro Carnerini. Un altro poeta esordisce l’anno successivo, Ugo Betti, con "Le stelle": Betti allora era pretore a Parma nonché giocatore e dirigente della squadra di calcio per la quale ha ideato, insieme ad altri, la mitica maglia crociata. Jacopo Bocchialini raccoglie gli antichi canti popolari sotto la suggestiva dicitura "Rispetti d’amore raccolti nell’Appennino Parmense". Oltre che poeta e drammaturgo, nel ’22 Ugo Betti si propone come critico d’arte recensendo una mostra di Atanasio Soldati, che diventerà uno dei padri dell’astrattismo italiano. Le firme di prestigio aumentano in quanto iniziano a collaborare Giuseppe Micheli, Umberto Benassi, Carlo Calcaterra, Giovanni Drei e Renzo Pezzani che nel "Quaderno poetico" pubblica in versi Il sogno del piccolo re con illustrazioni di Pietro Carnerini e Erberto Carboni. Glauco Lombardi continua la sua battaglia per il recupero dei beni ducali sottratti e fa notare come, visitando i palazzi della Corte di Torino, Firenze e Napoli, i parmigiani scorgono molto spesso nel loro arredamento prezioso "i monogrammi e gli stemmi dei principi di Parma, indice non dubbio della loro provenienza. E lo stupore cresce e rasenta lo sdegno". E mentre l’Italia ottiene dal nemico la restituzione di tante spoglie italiane – conclude con amarezza – "tutte le promesse per Parma restano lettera morta". Nel 1924 la direzione viene affidata a Jacopo Bocchialini, avvocato, scrittore e poeta, il quale invita a collaborare il senatore Giovanni Mariotti e Giovanni Copertini. L’anno seguente la direzione passa a Giuseppe Melli che pubblica altre poesie di Betti e saggi dell’illustre storico francese Henry Bedarida, profondo studioso del ducato di Parma nel secondo Settecento con gli agganci alla cultura e all’arte francese. Purtroppo Melli muore nel 1929, a 53 anni, e si apre il problema della successione di cui si interessa il senatore Giovanni Mariotti, che interpella Glauco Lombardi ma il professore non accetta avendo in quel momento troppi impegni. Si diceva però disposto a collaborare. L’incarico viene assunto da Arnaldo Barilli, scrittore, fratello di Bruno e Latino. Alla schiera dei collaboratori si sono nel frattempo aggiunti Teodosio Marchi, che diventerà magnifico rettore dell’Università, Luigi Ferrari Trecate, Henry Bedarida, Francesco Borri; e nel 1930 la giovane Giuseppina Allegri Tassoni che sarà una delle colonne della rivista. Glauco Lombardi torna alla direzione nel 1933 e intitola il suo fondo Incipit vita nova nel quale sottolinea come Aurea Parma abbia realizzato il programma enunciato nel numero inaugurale e conclude: "Aurea Parma aspira ad una sola cosa: valorizzare le nostre migliori tradizioni, e con indipendenza di giudizio ed amore del vero infondere nella cultura parmense quel desiderio di scienza e di originalità da cui trae vita l’Italia nuova". Cambiava la copertina inserendovi l’immagine di una delle sinuose vergini sagge del Parmigianino con la lampada accesa: la luce che la rivista portava nella cultura parmigiana. Nel 1934 la nuova legge sulla stampa impone che le riviste periodiche abbiano come direttore responsabile un giornalista iscritto all’albo professionale e quale responsabile viene formalmente nominato Eugenio Bassanini. La direzione scientifica è di Lombardi affiancato da Giovanni Drei e Giovanni Copertini con Francesco Borri come redattore capo. In occasione delle celebrazioni del quarto centenario della morte del Correggio viene pubblicato il primo fascicolo monografico della rivista, dedicato appunto ad Antonio Allegri con contributi di Giovanni Copertini, Michele Rigillo, Luigi De Giorgi, Antonio Boselli, Pietro Zorzanello. Iniziano a collaborare Luigi Magnani, Armando Ottaviano Quintavalle, Giuseppe Tonna e Attilio Bertolucci che pubblica tre sue poesie: Carnevale, Il cuculo, Epigrammi. Quintavalle esordisce con la scultura popolare parmense e Ferruccio Botti con le chiese romaniche nel parmense. Lombardi si ritira nel ’39 e lascia la direzione a don Giovanni Drei, studioso di chiara fama, direttore dell’Archivio di Stato nel quale grazie all’azione pressante di Lombardi era tornato l’Archivio delle Regge Parmensi, trasportato a Firenze a Palazzo Pitti nel 1896, così come da Napoli erano stati restituiti, sempre grazie a Lombardi, i dipinti della galleria ducale. In occasione del quarantesimo anniversario della morte di Giuseppe Verdi viene pubblicato un fascicolo monografico con interventi del direttore Giovanni Drei, di Ildebrando Pizzetti, Mario Ferrarini, Andrea Gavazzeni, Giuseppe Micheli, Giovanni Tebaldini e Giuseppe Dovara che auspicava la nascita di un : auspicio che si realizzerà nel 1960. La seconda guerra mondiale non ferma la pubblicazione di Aurea Parma che esce con due fascicoli nel 1943 e uno nel ’44 contenente la notissima poesia dialettale di Zerbini La gossa cavallo di battaglia dei più noti attori dialettali parmigiani. Sulla Liberazione dell’Italia dallo straniero scrive con slancio appassionato monsignor Arnaldo Marocchi, segretario del vescovo, nel fascicolo del ’45. Nel dopoguerra iniziano due rubriche che continuano tuttora le Segnalazioni bibliografiche e le Cronache. Attilio Bertolucci scrive della Cittadella film e del documentario che realizza sul Correggio. Il centenario del ’48 è ricordato con un fascicolo monografico. La direzione scientifica nel 1950 passa da Giovanni Drei ad Arturo Scotti e Francesco Squarcia e nel fascicolo monografico su Stendhal, illustrato da Carlo Mattioli, compaiono saggi di Jean Louis Vaudoyer, Henri Martineau, Marco Bonfantini, Vittorio Del Litto, Luigi Magnani, Ferdinando Bernini mentre tra i collaboratori nuovi figurano Oreste Macrì, Angelo Ciavarella, Augusta Ghidiglia Quintavalle, Fausto Razzetti, Emilio Nasalli Rocca. Nel ’51 la copertina assume la veste attuale. Nel 1999 è stata leggermente modificata ingrandendo sia l’immagine che i caratteri del titolo per bilanciare meglio graficamente lo spazio. Dopo aver ricordato nel 1954 il centenario delle morti di Paolo Toschi, considerato il più grandi incisore d’Europa, di Nicola Bettoli, che aveva dato alla città un’impronta neoclassica sciaguratamente distrutta, e Macedonio Melloni, fisico di fama internazionale, nel 1955 esordiscono i giovani scrittori Gian Carlo Artoni, Pietro Viola, Alberto Bevilacqua, Lanfranco Mossini e negli anni successivi iniziano la loro collaborazione Roberto Tassi, Silvye Béguin, Arturo Carlo Quintavalle, Pietro Schivazappa nonché Bernardo Bertolucci e Mario Lavagetto con due poesie. Alla morte dell’avvocato Scotti nel 1965 si decide di sostituire il direttore con un comitato di redazione composto da Giuseppina Allegri Tassoni, Giorgio Cusatelli, Corrado Pecorella, Roberto Tassi e Fausto Razzetti che cura una nuova interessante rubrica, quella del Parmigiano istruito nelle cose della sua patria, fatta di piccole curiosità storiche e letterarie con brani tratti da nuove pubblicazioni e vecchi documenti; collaborano Baldassarre Molossi, Guglielmo Capacchi, Pierluigi Petrobelli Gian Paolo Minardi, Vincenzo Banzola, Giovanni Gonzi, Eugenio Riccomini, Giorgio Saporetti, Giuseppe Marchetti. Un sostanzioso fascicolo monografico raccoglie gli atti dell’importantissimo congresso internazionale stendhaliano, al quale hanno partecipato i più illustri studiosi europei. Nel 1971 come responsabile legale Aldo Curti subentra a Bassanini e tra i collaboratori figurano Vito Fumagalli, Leonardo Farinelli, Pier Luigi Dall’Aglio, Lucia Fornari Schianchi, e poco dopo Bruno Adorni, Marzio Dall’Acqua, Pier Paolo Mendogni e Giusi Zanichelli. Purtroppo non è facile sul piano finanziario il cammino di una rivista culturale in quanto non ha una larga diffusione sul piano commerciale a differenza dei lettori, che sono molti e qualificati in quanto viene inviata in diverse biblioteche e università italiane e straniere per cui si trova citata in molti scritti di studiosi di livello internazionale. Nel 1983 escono due soli numeri e l’anno seguente è sostenuta dalle banche locali, dall’Unione Industriali e dalla Segea, editrice della Gazzetta di Parma, che l’acquista nel 1988 dalla Deputazione di Storia Patria assicurandole la copertura finanziaria tipografica e lasciandole piena autonomia scientifica e editoriale. Fausto Razzetti pubblica un interessante studio sull’influenza del francese nel dialetto parmigiano, Pier Maria Paoletti ricorda le serate al Regio e Attilio Bertolucci parla del Correggio ritrovato. Dieci anni dopo, ossia nel 1998, come condirettore della Gazzetta di Parma, Pier Paolo Mendogni viene chiamato ad assumere la direzione scientifica e giornalistica (come responsabile) della rivista: due funzioni riunite per la prima volta e si procede alla formazione di un nuovo comitato di redazione composto da Giuseppe Bertini, Marzio Dall’Acqua, Giovanni Gonzi, Giuseppe Massari e dallo scomparso Fausto Razzetti; segretario Edoardo Burgio, scomparso, al cui posto è subentrata Adelisa Prandi Gambarelli. Nel comitato dei garanti figurano Leonardo Farinelli, Maurizio Silva e Marco Pellegri. In questi anni sono stati pubblicati vari fascicoli monografici in occasione del Centenario della morte di Giuseppe Verdi (2001), del quinto centenario della nascita del Parmigianino (mostra nel 2002), del convegno su Glauco Lombardi (2006), del bicentenario della nascita di Garibaldi (sul garibaldinismo nel Parmense 2008) e della mostra sul Correggio (2009); ogni volta la copertina è stata cambiata con un’immagine di riferimento al tema trattato. E’ stato allargato il campo dei collaboratori affiancando a studiosi di larga esperienza, anche stranieri, giovani ricercatori, che affrontano temi particolarmente stimolanti; il numero medio delle pagine è passato dalle 300/320 ante 1998 alle 480/500 con un cospicuo incremento dei saggi. La grafica è rimasta immutata così come la scelta del bianco e nero. La composizione è ormai informatizzata mentre la tradizionale impaginazione è curata dalla Tipografia Donati, dove Aurea Parma viene stampata da parecchi decenni. Il nostro impegno è quello di proseguire in questa tradizione centenaria, segnata anche da una continuità grafica, attenti tuttavia al progresso, ai mutamenti culturali e a quelli tecnologici assai rapidi. Per questo un’équipe di generosi collaboratori, coordinati dai professori Paolo e Andrea Briganti (con Giovanni Ronchini, Annarita Cacciani e Giulia De Napoli), che ringrazio sentitamente, ha fatto gli indici informatizzati degli ultimi cinquant’anni della rivista che vengono messi in rete nel nostro sito appositamente creato e inserito in quello della Gazzetta di Parma, ove appaiono pure gli indici delle annate precedenti pubblicati nel 1941 e nel 1962. Così gli studiosi hanno a disposizione un importante strumento di ricerca che consente di conoscere tutti gli argomenti trattati, le varie connessioni e i loro autori. Aurea Parma vive nel presente partecipando alla crescita della vita cultuale cittadina e riscoprendo e attualizzando quel passato che ci appartiene e ci caratterizza.

Pier Paolo Mendogni (2014)